domenica, novembre 20, 2005

LA METAFORA DELLA BARCA SENZA MARINAIO

Ieri sera si parlava con Yoshi del futuro accademico di suo fratello, e si facevano valutazioni sulle possibilità di trovare lavoro avendo un certo tipo di laurea.
Essendo io laurenda in scienze della comunicazione non ho di che stare allegra, ma cerco di tirarmi su pensando a chi ha scelto corsi di laurea ancora più sfigati, tipo lettere moderne, lettere antiche, filosofia e storia.
So che a 19 anni uno non si mette a scegliere cosa fare in base alle possibilità di trovare lavoro, ma sceglie usando come criteri le materia in cui va meglio o che piacciono/interessano di più (o che sono più facili), però che cavolo hai nella testa se scegli di studiare delle lingue morte? Uno che opta per i corsi umanistici puri cosa può fare dopo? Insegnare (= studiare per 7 anni per non trovare un lavoro fisso e comunque guadagnare quattro soldi), fare il giornalista (settore sovraffollato), fare lo scrittore, lavorare in una casa editrice (settore immobile), fare carriera in università (uno su mille ce la fa e deve dare il culo al vecchio di riferimento). Poi ci sono i lavori che non richiedono la laurea ma che accolgono i laureati umanisti "la cultura prima di tutto, non lo faccio per i soldi ma per il sapere": operatore di call center, intervistatore telefonico, venditore, cassiera, commessa.
Conclusione iscrivetevi ai corsi di stampo economico (ingegneristico se amete le sfide): anche se vi laureate con 90/110 e avete la media del 22 sarete sempre più richiesti che non l'ennesimo sfigato comunicatore con lode. Oppure non studiate e andate a bottega da un idraulico, o un falegname, o un imbianchino e fate schei, mentre i futuri precari della gleba si bullano della loro cultura (a parte che non serve un professore che vi esamina per averne una).

Dopo aver fatto il seguente discorso, ecco la dimostrazione umano: l'amico ritrovato di Yoshi, laureato in lettere con indirizzo cinematografico, finito a fare il benzinaio. Una storia di una tristezza infinita. Così triste che, quando il tipo ha detto che aveva bisogna di un bicchiere vuoto per la birra perchè doveva berla a una certa temperatura, non ho pensato che se la fosse portata da casa (o che fosse un'estimatore della birra a 19°), ma che avesse qualche brutta malattia, provacata dall'avere inalato per troppo tempo i vapori della benzina.

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